Luigi Nastri

Luigi_Nastri

Luigi Nastri, classe 74, la scuola di cucina che l’ha formato è quella di mamma Elvira e papà Nicola, nella “sua” costiera amalfitana. Quindi, tanta pratica, alcune collaborazioni decisive, un percorso fatto di tecnica, passione e ricerca. Al ristorante Settembrini, come cuoco “resident”, raccoglie la sfida della ristorazione romana e mette a punto la sua personale idea di cucina. Otto anni dopo, nel 2014, lascia Roma per Parigi: due anni intensi a La Gazette, distillati in nuovi stimoli, nuove prospettive, nuove esplorazioni.
Il suo è un approccio minimalista: una chiara matrice mediterranea, ancor più che italiana, con grandi influenze internazionali derivanti dai numerosi viaggi tra Giappone, Nord Europa e Stati Uniti. Il risultato è una cucina personale, che affonda le sue radici nei pranzi di famiglia, con il suo carico olfattivo ricchissimo e, che, partendo da qui, sperimenta tecniche, cotture, accostamenti. Nel passaggio tra la tradizione della sua terra alla ricerca successiva, il filo conduttore è la qualità. Qualità delle materie prime, qualità delle preparazioni. Effetti scenografici ridotti al minimo, il culto del sapore assoluto, che si ottiene utilizzando pochi ingredienti lavorati il giusto, senza mai manipolarli, l’utopia di un piatto con un solo ingrediente: perché il gusto di ciascun prodotto, di ciascun cibo per liberarsi ha bisogno di spazio, e di libertà, proprio come i cuochi.
La cucina di Luigi si riassume in un fastello di parole chiave:
Personale: con un percorso che va dalla cucina di famiglia alle influenze e alle tradizioni di paesi lontani, spesso di mare. La vera differenza tra una cucina e l’altra è il fattore umano, ovvero, l’intervento del cuoco: è la sua personalità, quello che ha immaginato, inventato, creato a dare unicità a un piatto.
Di prodotto: prodotto di qualità e prodotto di stagione. Grandi prodotti italiani ma non solo: se l’equilibrio di un piatto richiede un ingrediente che arriva da lontano, Luigi lo farà arrivare da lontano. Perché la ricerca e la fedeltà a un piatto vengono prima di ogni ideologia.
Semplicità complessa: pochi ingredienti, lavorazione rigorosa, conoscenza della natura dei cibi. Le cose semplici non sono le più facili.
Cucina di esperienze: contaminazione di luoghi e persone, sperimentazione, tradizione italiana e apertura alle altre culture, nuove tecniche, ricerca costante.
Cucina come cultura e cultura della cucina: ovvero cultura del mercato. Perché lì è custodito il patrimonio gastronomico italiano, lì s’incontrano le persone che cucinano tutti i giorni fedeli allo scopo antico del cibo: nutrire. Il mercato come luogo di storia, d’ispirazione, di arricchimento necessario, quotidiano.