La magia infinita della città eterna

“Un treno a vapore, una carrozza, dei cavalli, chissà…
Dietro il fumo della fantasia spuntano i pali di ghisa e una pensilina. Gente che parla, sedili, grandi vetrate. Oggetti nuovi e vecchi in un ordine raffinato.
Uomini e donne che vengono, altri che vanno, altri siedono avvolti da un leggero brusio.
La Stazione è uno spazio. Intorno c’è Roma. Chi parte, chi arriva.
È un passaggio continuo ma in pochi sono venuti per caso. La stazione è uno snodo di classe che rimbalza persone fra una destinazione e l’altra. È questo il segreto: uno spazio per rimanere appena arrivati, prima di ripartire di nuovo.
La stazione è magica: la rotazione di facce e figure non gratta via un sentimento pacato pieno di sorprese. Una carta, un menù, un vino speciale…
Cuori, anime e pensieri sigillati negli sguardi degli avventori. Come per magia, una cucina unica li scioglie senza disturbare.
Ancora fumo. Si sente il fischio di un treno. O forse è il trotto di un cavallo. Nella fantasia anche le vibrazioni si confondono. Anche i piatti e i vini si alternano, s’inseguono… Alla Stazione tutto passa ma il prestigio resta uguale.
C’è un’area aperta oltre i vetri. C’è aria da respirare e spazi dove trattenersi ancora. Un pranzo, una cena, la carta dei vini, poi la domenica come giorno speciale: trovare la chicca senza sentirsi affettati è un lusso per pochi.
Niente capricci, niente vizi; solo una fuga dal quotidiano senza sofismi. La Stazione cerca intenditori per un cocktail a tarda sera, per un’ebbrezza gentile.
Già… perché intanto la luce imbrunisce oltre i profili di Testaccio. È la luce di Roma che ammanta tutto di eterno, anche ciò che si muove.
La Stazione è nella città e al tempo stesso ne è fuori. Una zona privilegiata di transito e sosta; un’isola a sé e un approdo morbido dove fermarsi prima di andare. Un intreccio delicato di destini che garantisce il migliore ristoro.
Un altro bicchiere, un vino biologico, la ricetta speciale di uno chef blasonato. Due chiacchiere per sedere e fermarsi in un mondo lontano e vicino.
Musica che accompagna, ancora brusio leggero, tra tintinnio di calici e odori invitanti.
Ancora gente che va, gente che viene. Facce di una tappa dovuta per chi vuole un viaggio sempre diverso tra sapore antichi e arredi moderni.
Dalle Stazione si parte con l’idea di tornare. Se Roma è la Città Eterna e infiniti sono i luoghi cercarsi, allora è impossibile non rivedersi ancora.
A sbuffi e a tratti l’immaginazione cede. I fumi della fantasia svaniscono come la cortina bianca di un treno a vapore. Corrono via le ruote di un occhio e gli zoccoli di un cavallo. Si dirada l’opaco e rimangono le luci pacate, la ghisa nera dei pali e le pensiline a tetto. La Stazione non è un sogno, è realtà. È una magia discreta, possibile ogni volta.